Rutelli dice che se non fosse ministro avrebbe partecipato al "Family Day".
Per sciogliere l'amletico dubbio è sufficiente che "er cicoria" si dimetta dalla carica lasciandola magari a chi è più in sintonia con i provvedimenti governativi che rappresenta.
Se poi riuscisse a convincere anche Mastella a fare lo stesso meriterebbe il cavalierato della Repubblica.
11 maggio 2007
7 maggio 2007
4 maggio 2007
Tempismo
Pessimo tempismo.
Tempo di 740 e di solito verso il mio 5 per mille alle Acli, associazione cattolica a cui riconosco molti meriti nell'assistenza ai lavoratori.
Purtroppo da sempre detesto gli slogan e le politiche 'contro'. Quello di questi giorni è sul Family Day che per quanto abbellito di buoni propositi si presenta come un'azione contro la legge Pollastrini-Bindi che vuole riconoscere maggiori diritti alle coppie di fatto.
Indi, cari aclisti, quest'anno farete a meno del mio obolo per quanto io resti fiducioso che la ragionevolezza che sempre vi ha accompagnato presto tornerà ad illuminare i vostri dirigenti.
A proposito, suggerite pure un'alternativa.
Tempo di 740 e di solito verso il mio 5 per mille alle Acli, associazione cattolica a cui riconosco molti meriti nell'assistenza ai lavoratori.
Purtroppo da sempre detesto gli slogan e le politiche 'contro'. Quello di questi giorni è sul Family Day che per quanto abbellito di buoni propositi si presenta come un'azione contro la legge Pollastrini-Bindi che vuole riconoscere maggiori diritti alle coppie di fatto.
Indi, cari aclisti, quest'anno farete a meno del mio obolo per quanto io resti fiducioso che la ragionevolezza che sempre vi ha accompagnato presto tornerà ad illuminare i vostri dirigenti.
A proposito, suggerite pure un'alternativa.
3 maggio 2007
Omonimie
Pensano. Con la testa fra le mani. Conoscendo il contenuto di quei macrocrani stampati in 6 per 3 che ti adescano a Como, c'è di che aver paura.
Un esercito di aspiranti consiglieri comunali comaschi che quest'anno non ha badato a spese. Evidentemente la politica ha un buon ritorno economico perché nemmeno i tangestisti della Milano da bere potevano permettersi di inchiostrare tanta carta.
Faccioni pensierosi, anonimi, che cercano di strapparti un voto. In fondo, una scritta alta almeno un metro, dovrebbe attirare qualche preferenza.
Tutti uguali tranne uno. Tra gli aspiranti consiglieri c'era chi sul poster spingeva macchine o si improvvisava artigiano. Beh, è stato segato prima del via. Non mi dispero, non sarei mai stato un suo elettore, ma almeno lo sforzo creativo andava premiato. Il suo partito, AN, sembra abbia invece candidato un quasi omonimo per tagliarlo fuori senza che lui se ne accorgesse e protestasse.
Che il personaggio in questione poi si proponesse come principale avversario interno del Federale locale è sicuramente soltanto un caso. Come che i due non si sopportino. Come che l'esclusione sia stata comunicata soltanto pochi minuti prima delle scadenze previste.
Un bell'esempio di come sia limpida e pulita la politica di Alleanza Nazionale sul Lario.
Ma AN comasca con le omonimie si diverte un sacco a giocare.
Sempre per caso propone anche un personaggio che si chiama come mio fratello. Al di la del nervoso che mi provoca vedere un nome che adoro associato a quella sigla, c'è un'aggravante.
Se non suonasse immodesto infatti, potrei definire Mauro un anchor man locale essendo il fratellino uno dei pochi giornalisti dell'unico telegiornale comasco.
Combinazioni. Come lo è sicuramente che il candidato, poco conscio delle poca sintonia tra il suo cognome e le camicie nere, non metta il suo faccione sui cartelloni 6 per 3 che tanto vanno di moda tra i colleghi.
I casi della vita.
Ricordati però! Se sei uno dei 20 lettori del blog o tra i molti che invece guardano la tv e per caso fossi tentato di votare "Migliavada", sappi che nessuno con quel cognome tra quelli che tu conosci e stimi si candiderebbe mai per AN.
Nè io (il nome sui giornali inizialmente è stato il mio per errore) nè mio fratello Mauro.
Un esercito di aspiranti consiglieri comunali comaschi che quest'anno non ha badato a spese. Evidentemente la politica ha un buon ritorno economico perché nemmeno i tangestisti della Milano da bere potevano permettersi di inchiostrare tanta carta.
Faccioni pensierosi, anonimi, che cercano di strapparti un voto. In fondo, una scritta alta almeno un metro, dovrebbe attirare qualche preferenza.
Tutti uguali tranne uno. Tra gli aspiranti consiglieri c'era chi sul poster spingeva macchine o si improvvisava artigiano. Beh, è stato segato prima del via. Non mi dispero, non sarei mai stato un suo elettore, ma almeno lo sforzo creativo andava premiato. Il suo partito, AN, sembra abbia invece candidato un quasi omonimo per tagliarlo fuori senza che lui se ne accorgesse e protestasse.
Che il personaggio in questione poi si proponesse come principale avversario interno del Federale locale è sicuramente soltanto un caso. Come che i due non si sopportino. Come che l'esclusione sia stata comunicata soltanto pochi minuti prima delle scadenze previste.
Un bell'esempio di come sia limpida e pulita la politica di Alleanza Nazionale sul Lario.
Ma AN comasca con le omonimie si diverte un sacco a giocare.
Sempre per caso propone anche un personaggio che si chiama come mio fratello. Al di la del nervoso che mi provoca vedere un nome che adoro associato a quella sigla, c'è un'aggravante.
Se non suonasse immodesto infatti, potrei definire Mauro un anchor man locale essendo il fratellino uno dei pochi giornalisti dell'unico telegiornale comasco.
Combinazioni. Come lo è sicuramente che il candidato, poco conscio delle poca sintonia tra il suo cognome e le camicie nere, non metta il suo faccione sui cartelloni 6 per 3 che tanto vanno di moda tra i colleghi.
I casi della vita.
Ricordati però! Se sei uno dei 20 lettori del blog o tra i molti che invece guardano la tv e per caso fossi tentato di votare "Migliavada", sappi che nessuno con quel cognome tra quelli che tu conosci e stimi si candiderebbe mai per AN.
Nè io (il nome sui giornali inizialmente è stato il mio per errore) nè mio fratello Mauro.
25 aprile 2007
Festa
Che festa sia!
Perché è il mio onomastico.
Perché grazie alla Liberazione mio nonno uscì vivo da un campo di concentramento nazi-fascista.
La sua colpa fu quella di aiutare gli ebrei a sfuggire alle leggi razziali di Mussolini aiutandoli a scappare in Svizzera. Senza processo, lo stesso giorno passò da quello che è oggi il tribunale di Como a un treno per un campo di sterminio.
Fu uno dei fortunati che riuscì a tornare. Mentre era via mia nonna per mantenere la famiglia cuciva camicie nere su cui imprecava e sputava.
Il fratello di mio nonno fu arruolato. Spedito in Russia dal Duce con l'esercito italiano.
Anche lui fu fortunato. Fu catturato dall'Armata Rossa con le dita di un piede congelate.
Da prigioniero, fu curato e lavorava nei campi in una specie di fattoria-comune insieme a russi e altri prigionieri. Grazie alla liberazione potè tornare in lande più calde.
Due fratelli. In campi forzatamente opposti.
Han sempre festeggiato il 25 aprile.
Alla faccia di chi dice che è la festa di una parte sola.
Perché è il mio onomastico.
Perché grazie alla Liberazione mio nonno uscì vivo da un campo di concentramento nazi-fascista.
La sua colpa fu quella di aiutare gli ebrei a sfuggire alle leggi razziali di Mussolini aiutandoli a scappare in Svizzera. Senza processo, lo stesso giorno passò da quello che è oggi il tribunale di Como a un treno per un campo di sterminio.
Fu uno dei fortunati che riuscì a tornare. Mentre era via mia nonna per mantenere la famiglia cuciva camicie nere su cui imprecava e sputava.
Il fratello di mio nonno fu arruolato. Spedito in Russia dal Duce con l'esercito italiano.
Anche lui fu fortunato. Fu catturato dall'Armata Rossa con le dita di un piede congelate.
Da prigioniero, fu curato e lavorava nei campi in una specie di fattoria-comune insieme a russi e altri prigionieri. Grazie alla liberazione potè tornare in lande più calde.
Due fratelli. In campi forzatamente opposti.
Han sempre festeggiato il 25 aprile.
Alla faccia di chi dice che è la festa di una parte sola.
21 aprile 2007
Autoritratto Pop
Non so disegnare. Tra le altre cose, si intende.
Ma ci ho provato.
Ne è uscito un autoritratto pop.

19 aprile 2007
Non c'è posta per me
Ho deciso di farmi amare dalle poste del mio paese. Un ufficio postale dove il tempo scorre immutato.
Da 15 giorni la mia cassetta delle lettere è più vuota del reggiseno di una modella anoressica.
Abituato alla dose minima e costante di bollette da pagare, pubblicità non richieste, scocciature cartacee, ma soprattutto alle riviste a cui sono abbonato ho invano cercato un doppiofondo nella buca, un passaggio segreto dove le missive si nascondono, un burlone che quando son distratto mi stacca l'etichetta con nomi e cognomi.
Tutti tormenti inutili. Per fortuna Sonia è una chiacchierona e, in poche ore, riesce a sapere dal vicino che il postino è in ferie. Beato lui! Ma possibile non ci sia un sostituto?
Vabbè. Scocciatura minore. Decido da bravo cittadino di passare al self service. Se la posta non va a Maometto, Maometto andrà alla posta.
Mi presento all'ufficio postale di Casnate con Bernate e gentilmente, senza alcuna voglia di polemizzare, chiedo la mia posta.
mi si risponde. Perché?
. Beh, ma son venuto qui io apposta.
. Ma almeno le riviste...
.
Il pimo pensiero (forse vedo troppi cartoni animati) è stato di infilare i baffi dell'uomo allo sportello nella macchinetta dei conti correnti postali. Che pagasse le sue colpe!
Ok. Un respirone e passiamo ai seguenti.
Capisco il diritto alle ferie, ma in un'azienda dove si è pagati per lavorare e che non si affida al volontariato non si può negare un servizio per l'evidente incapacità di un capoufficio di gestire i turni di riposo. Dove ho sempre lavorato io, almeno, non si fa.
E chi ha spedito ciò che io devo ricevere ha pagato un servizio che non ottiene.
E potrei avere problemi per pagamenti ritardati.
Per favore, offritemi un capro espiatorio su chi sfogare la mia rabbia!
Da 15 giorni la mia cassetta delle lettere è più vuota del reggiseno di una modella anoressica.
Abituato alla dose minima e costante di bollette da pagare, pubblicità non richieste, scocciature cartacee, ma soprattutto alle riviste a cui sono abbonato ho invano cercato un doppiofondo nella buca, un passaggio segreto dove le missive si nascondono, un burlone che quando son distratto mi stacca l'etichetta con nomi e cognomi.
Tutti tormenti inutili. Per fortuna Sonia è una chiacchierona e, in poche ore, riesce a sapere dal vicino che il postino è in ferie. Beato lui! Ma possibile non ci sia un sostituto?
Vabbè. Scocciatura minore. Decido da bravo cittadino di passare al self service. Se la posta non va a Maometto, Maometto andrà alla posta.
Mi presento all'ufficio postale di Casnate con Bernate e gentilmente, senza alcuna voglia di polemizzare, chiedo la mia posta.
Il pimo pensiero (forse vedo troppi cartoni animati) è stato di infilare i baffi dell'uomo allo sportello nella macchinetta dei conti correnti postali. Che pagasse le sue colpe!
Ok. Un respirone e passiamo ai seguenti.
Capisco il diritto alle ferie, ma in un'azienda dove si è pagati per lavorare e che non si affida al volontariato non si può negare un servizio per l'evidente incapacità di un capoufficio di gestire i turni di riposo. Dove ho sempre lavorato io, almeno, non si fa.
E chi ha spedito ciò che io devo ricevere ha pagato un servizio che non ottiene.
E potrei avere problemi per pagamenti ritardati.
Per favore, offritemi un capro espiatorio su chi sfogare la mia rabbia!
Storie
Vai in Sardegna e conosci, tra gli altri, un fotografo.
Testa rasata, zainetto sempre in spalla, aria vissuta di chi la sa lunga quello ti racconta di squarci di vita e un figlio in Sud America, sequestri dell'anonima, codice barbaricino, banditi, servizi segreti, belle donne.
Le storie son tanto interessanti che ti piacerebbe perfino credergli.
Poi scopri che per qualche scatto a Berlusconi 'beato tra le donne' sale alla ribalta della cronaca.
Se posso credere che due vallette e una rossa da grande fratello siano parte del think tank berlusconiano (questo spiegherebbe il parto di molte leggi) posso confidare tranquillamente anche nelle storie di Antonello.

15 aprile 2007
Poliziotti?
Non ho nulla contro le forze dell'ordine.
Il loro lavoro è indispensabile, pericoloso, poco gratificante. Debbo molto a chi svolge quella missione con passione e fatica.
Però...
Sabato pomeriggio alle 16 ero davanti al Castello Sforzesco di Milano. Giornata estiva, piazza affolattissima di turisti, tranquillità sovrana.
All'improvviso si sentono gomme stridere. Forte. Più forte.
La gente cercava di capire da dove arrivasse il rumore, individuare il pericolo.
Mirando la folla che si apriva velocemente per non venire calpestata dai pneumatici l'ho vista. Era biancastra, senza insegne ufficiali, piccolina. Una vetturetta da città.
La macchina si ferma a ridosso di un aiuola e mentre 4 'marocchini' raccolgono alla bell'e meglio le borsette taroccate nei loro lenzuoloni e se la danno a gambe Starsky e Hutch scendono dalla macchina.
Fanno i 'poliziotti', anche se magari nemmeno lo sono, ma la scena fa pensare a un raid di vigili, polizia o finanza.
Fa pensare. Ma non un distintivo, un berretto, un'insegna.
Sono palestrati, rasati e giovani. Si stirano nelle magliette attillate e arraffano 3 borsette di pelle colorata sfuggite ai venditori abusivi. Magro bottino di guerra. Finirà in centrale o nel cassettone di una fidanzata?
Schifato li guardo e mentre cerco di raggiungere Cadorna rimprovero a me stesso di non essere intervenuto.
Se avessero dovuto qualificarsi oggi almeno saprei con chi protestare per i due imbecilli che hanno messo in pericolo decine di turisti per raccattare due borsette e far scappare i negri. Sempre che a chi li comanda interessi qualcosa.
Il loro lavoro è indispensabile, pericoloso, poco gratificante. Debbo molto a chi svolge quella missione con passione e fatica.
Però...
Sabato pomeriggio alle 16 ero davanti al Castello Sforzesco di Milano. Giornata estiva, piazza affolattissima di turisti, tranquillità sovrana.
All'improvviso si sentono gomme stridere. Forte. Più forte.
La gente cercava di capire da dove arrivasse il rumore, individuare il pericolo.
Mirando la folla che si apriva velocemente per non venire calpestata dai pneumatici l'ho vista. Era biancastra, senza insegne ufficiali, piccolina. Una vetturetta da città.
La macchina si ferma a ridosso di un aiuola e mentre 4 'marocchini' raccolgono alla bell'e meglio le borsette taroccate nei loro lenzuoloni e se la danno a gambe Starsky e Hutch scendono dalla macchina.
Fanno i 'poliziotti', anche se magari nemmeno lo sono, ma la scena fa pensare a un raid di vigili, polizia o finanza.
Fa pensare. Ma non un distintivo, un berretto, un'insegna.
Sono palestrati, rasati e giovani. Si stirano nelle magliette attillate e arraffano 3 borsette di pelle colorata sfuggite ai venditori abusivi. Magro bottino di guerra. Finirà in centrale o nel cassettone di una fidanzata?
Schifato li guardo e mentre cerco di raggiungere Cadorna rimprovero a me stesso di non essere intervenuto.
Se avessero dovuto qualificarsi oggi almeno saprei con chi protestare per i due imbecilli che hanno messo in pericolo decine di turisti per raccattare due borsette e far scappare i negri. Sempre che a chi li comanda interessi qualcosa.
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